Il negozio dell’usato, una micro-economia del riuso sostenibile e salva portafoglio

Cosa farsene di quel paio di scarpe acquistate l’anno scorso e indossate una sola volta (dopodiché abbiamo scoperto che non erano adatte a noi e le abbiamo abbandonate nella scarpiera)? E della culla del nipote ormai cresciuto, praticamente nuova, che occupa spazio nella soffitta? Oggi è possibile rivendere indumenti, scarpe, elettrodomestici, mobili, accessori per bambini, libri, computer e moltissimo ancora (oggetti in buono stato o, addirittura, a cui non abbiamo neanche mai staccato il cartellino), un modo per disfarsi di ciò che non usufruiamo o non ci piace più, per far spazio nelle nostre case e nei nostri armadi e, allo stesso tempo, ottenere un guadagno extra che rinfoltisce il nostro portafoglio. Il vantaggio, però, non è unilaterale, solo per chi vende. Infatti, anche chi acquista ne trae, allo stesso modo, un beneficio: aggiudicarsi oggetti praticamente o propriamente nuovi ad un costo nettamente inferiore al prezzo di mercato. Non dimentichiamo, poi, il favore che viene fatto all’ambiente: riutilizzando ciò che ha ancora molto da offrire, si diminuisce la quantità di oggetti in circolazione, il cui destino ultimo è la discarica.

Mercatopoli e Baby Bazar

In Italia si stanno diffondendo a vista d’occhio due reti in franchising dedicate all’usato che permettono di dar vita a questo meccanismo: Mercatopoli e Baby Bazar (quest’ultimo si concentra sui prodotti per bambini, oggetti notoriamente costosi e che vengono utilizzati solo per un breve periodo di tempo).
In queste catene di negozi tutti possono portare i loro oggetti e, solo al momento della vendita, il ricavato viene diviso a metà tra il negozio (che espone l’oggetto per una sessantina di giorni) e il proprietario originario. Se nessuno acquista l’oggetto, il proprietario può decidere se riprenderselo oppure acconsentire alla donazione, a titolo gratuito, a favore di un ente di solidarietà (solo nel caso dell’abbigliamento).

In questo modo è possibile dar vita ad una micro-economia incentrata sul riuso di oggetti che non hanno terminato il proprio ciclo di vita, consentendo ad alcuni cittadini di sfruttare l’opportunità di incamerare un guadagno aggiuntivo e, contemporaneamente, ad altri di risparmiare. Senza dimenticare la possibilità, per alcuni, di aprire un’attività incentrata sull’usato nella propria città e cavalcare l’onda del successo. Non parlo a caso di successo, so benissimo che i negozi dell’usato sono da sempre esistiti (credo, però, con meccanismi differenti da quelli, fin qui descritti, di Mercatopoli) ma mai come ora la gente non si spaventa, schifa o vergogna a far sapere di aver acquistato oggetti precedentemente usati da altri.

Sarà la crisi economica? Sarà una nuova mentalità o la visione di una nuova moda? Sarà l’aumento degli appassionati del vintage o la voglia di scovare l’occasione (un pò come succede durante i saldi)?

Fatto sta che l’usato fa felice il nostro conto in banca, la nostra casa e il pianeta. Che dite, conviene?

Altri riferimenti:

Mercatopoli su Facebook e su Twitter.

Baby Bazar su Facebook.

9 Commenti

  1. 1 Febbraio 2012 at 10:24 am

    Ciao! Sono la titolare del Baby Bazar Cagliari, aperto da più di tre anni, crediamo fortemente nel riciclo e nel riuso come scelta per dire NO al consumismo ed educare i bambini a riutilizzare le risorse perchè… se qualcuno non se ne fosse accorto… non sono infinite! Comprare un passeggino di secondamano significa fabbricare un passeggino in meno, quindi meno inquinamento! pensiamoci! Grazie per aver parlato dei nostri negozi 🙂

  2. 2 Febbraio 2012 at 6:34 pm

    Grazie a te per aver lasciato un commento sulla tua esperienza…e per aver aperto uno di questi negozi. In Italia c’è n’è tanto bisogno!

  3. 3 Febbraio 2012 at 1:47 pm

    bellissimo…te lo dice l’ufficio stampa di mercatopoli e baby bazar per qualsiasi cosa contattami pure.

  4. 3 Febbraio 2012 at 2:13 pm

    @JIT ti ringrazio! Mi fa piacere parlare di realtà positive come Mercatopoli e Baby Bazar. Spero anche in una loro maggior diffusione sul territorio!

  5. eli
    Rispondi
    23 Febbraio 2012 at 2:49 pm

    sì ma se guadagno la metà della metà di un paio di scarpe che valgono 30 euro mi conviene di più buttarle via, almeno non perdo il tempo di venire fino lì, ho il cassonetto dietro casa..

    Forse conviene di più con cose grosse? forse, sempre che non passino i 60 giorni, sennò uno ci rimette pure il trasporto.

    Secondo me conviene solo a voi

  6. 23 Febbraio 2012 at 2:51 pm

    Ciao! Grazie per l’ articolo!
    Ti ho linkato su entrambi i siti facebook e condivisa per tutti i negozi a me affiliati.
    Io sono la Pr del Marketing Territoriale. Ti ringrazio ancora e se dovessi scriverne altri ti chiedo di farmelo sapere cosí posso condividere ció che scrivi!
    Ciao Luana 🙂

  7. 23 Febbraio 2012 at 3:38 pm

    @Eli io parlo dal punto di vista ambientale…perché buttare qualcosa che può essere ancora utilizzato e aumentare la quantità di rifiuti nelle nostre discariche (già abbastanza stipate)? Se non hai un negozio dell’usato vicino a casa puoi provare a venderlo online (su ebay), scambiarlo su uno dei tanti siti di baratto oppure regalarlo a qualche amico. Non c’è bisogno di gettarlo se è nuovo! Queste iniziative sono utili per riusare oggetti ancora funzionanti, fare spazio nelle proprie case (e “ricavarne” un’entrata che, se lo buttassimo, non avremmo), permettere a chi non ha una disponibilità economica “sostanziosa” ad acquistare (magari il passeggino per il proprio bambino) o fare beneficenza (nel caso nessuno acquistasse). Vedrò sempre il bicchiere mezzo pieno ma a mio parere realtà di questo tipo sono un aiuto positivo, sia per l’ambiente sia per chi ha problemi economici.

    @Luana ti ringrazio per la condivisione! E grazie per il lavoro che svolgete.

  8. claudia
    Rispondi
    3 Marzo 2012 at 8:30 pm

    Questo è il futuro se non vogliamo essere sommersi dai rifiuti …. pensaci Eli, seriamente.

  9. Marta
    Rispondi
    9 Marzo 2015 at 6:43 am

    Concordo sul riuso, dalle mie parti le mamme si passano gli abitini usati gratuitamente, anche per via della crisi. Invece le cosine che possono avere qualche valore economico personalmente le vendo su subito.it, una completino bimbo per 5 euro, un passeggino per 20, il seggiolone pappa, il triciclo, il girello, gli scarponcini…. a me non interessa molto l’aspetto ecologico (anche perché se tutti acquistassimo solo cose usate le fabbriche chiuderebbero alla faccia delle mamme mantenute che fanno discorsi da rompi-palle ecologiste con la pancia piena dal loro buon lavoro-rigorosamente privo di laurea- o a quelle che quando si sono sposate hanno scelto -naturalmente per amore- solo uomini con posti fissi con stipendio superiore ai 1.500 euro) così come al resto del mondo non importa del fatto che noi in 3 siamo costretti a vivere con 900 euro al mese. Mi interessa fare 3 soldini per comperare il latte per il bimbo. Non mi piacciono i negozi in conto vendita, non mi sembra giusto che qualcuno guadagni con cose di proprietà altrui, se vogliono i miei oggetti, che me li paghino il prezzo richiesto e poi se la vedano loro a chi, a quanto e in quanto tempo venderli. Meglio subito.it. Sito gratuito, nella tua zona, vendi quasi immediatamente (sempre che il prezzo sia onesto) e ti vengono a ritirare la merce direttamente a casa, pagando al momento. Le cosine più usate le regalo alle amiche per i bimbi più piccolini. Non dono niente alla Caritas, perché non mi piace il criterio di distribuzione e il loro modo di fare beneficenza.

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